C’è un motivo se, dopo una giornata pesante, una storia raccontata bene “spegne” il rumore di fondo e ci riporta in un posto più umano. Non è solo nostalgia: la ricerca su narrazione, finzione e memoria collettiva mostra che le storie possono rafforzare empatia, legami sociali e identità culturale. E quando quelle storie sono legate a luoghi reali, diventano anche una bussola: ci ricordano da dove veniamo e perché certi posti ci appartengono.
Nel mio libro “Eco di leggende: Voci dall’Appennino Reggiano” ho raccolto racconti tramandati dalla tradizione orale: storie di briganti, santi, oratori nei boschi, tesori nascosti e apparizioni misteriose, ambientate in luoghi concreti dell’Appennino Reggiano. L’obiettivo è semplice: salvare dall’oblio un patrimonio fragile, ma anche farlo tornare “vivo” oggi, con parole e immagini capaci di farci sentire parte di qualcosa.
Le storie allenano l’empatia (e il “capire gli altri”)
Uno degli aspetti più interessanti è legato alla cosiddetta Theory of Mind: la capacità di intuire emozioni, intenzioni e stati mentali altrui. Uno studio pubblicato su Science ha mostrato che la lettura di narrativa letteraria può migliorare le prestazioni in test legati a questa capacità, rispetto a letture non narrative o di intrattenimento “più leggero”. Science+2PubMed+2
Detto in modo realistico: non è “magia” e non rende automaticamente migliori, ma suggerisce che certe storie ci costringono a fare un lavoro mentale prezioso: metterci nei panni degli altri.
È anche vero che, come spesso accade in psicologia, i risultati possono dipendere da contesto, motivazione e tipo di testo; negli anni successivi sono usciti lavori che discutono repliche e condizioni in cui l’effetto è più debole. emanuelecastano.org
Il messaggio però resta potente: leggere storie ben costruite è un esercizio concreto di attenzione e comprensione umana.
Le storie creano legame (anche nel corpo, non solo nella testa)
Quando una narrazione ci coinvolge emotivamente, non è solo “intrattenimento”: può attivare meccanismi associati alla coesione sociale. Un lavoro su Royal Society Open Science (con R.I.M. Dunbar tra gli autori) ha collegato la fruizione di “drama” emotivamente intenso a segnali compatibili con bonding sociale. Anche l’Università di Oxford ha raccontato questi risultati in modo divulgativo, sottolineando come le storie che ci smuovono possano attivare meccanismi simili a quelli che rafforzano i legami. royalsocietypublishing.org+1
Se queste riflessioni ti parlano, nel mio libro Eco di leggende: Voci dall’Appennino Reggiano trovi racconti ambientati in luoghi reali, ricostruiti tra memoria popolare e testimonianze. Se vuoi leggerlo o regalarlo, trovi il link per l’acquisto qui: Acquista il libro.
Su un piano più “bio”, diversi contributi di Paul J. Zak e altre ricerche sullo storytelling discutono il ruolo di ossitocina, coinvolgimento e comportamento prosociale, con l’idea che una storia ben costruita possa aumentare attenzione ed emozione e influenzare ciò che facciamo dopo. PubMed Central+2hbr.org+2
E c’è anche evidenza sperimentale in ambito clinico: uno studio su PNAS ha osservato che una singola sessione di storytelling in ospedale, con bambini, può associarsi a cambiamenti fisiologici (come ossitocina e cortisolo) e a miglioramenti emotivi. PNAS
Tradotto: la storia, quando è buona, non “passa” soltanto. Ti aggancia, ti sintonizza, ti fa sentire insieme agli altri.
Folklore e memoria: perché una comunità ha bisogno dei suoi racconti
Le leggende locali non sono solo storie “strane” da raccontare nelle sere d’inverno. In studi e review sul rapporto fra narrazioni e memoria collettiva, emerge come i racconti contribuiscano a costruire identità condivise e continuità con il passato. ScienceDirect+1
In ambito folkloristico, lavori recenti parlano proprio del legame fra folklore e memoria: non come archivio statico, ma come rete di significati che connette generazioni e rende un territorio riconoscibile a chi lo abita. SAGE Journals+1
E qui entra in gioco l’Appennino: perché certi luoghi non sono “solo” paesaggio. Sono storie, nomi, silenzi, dettagli. Le leggende fanno una cosa che nessuna guida turistica può fare davvero: trasformano un posto in appartenenza.
Perché ho scritto “Eco di leggende”
Per me è stato un lavoro di recupero e rispetto: prendere voci tramandate, ricostruire contesti, ancorare ogni racconto a un luogo reale, e restituire al lettore quell’atmosfera in cui sacro e profano si sfiorano. Non per “mitizzare” tutto, ma per ricordare che la cultura di montagna è fatta anche di parole dette a bassa voce, davanti a un camino o lungo un sentiero.
Se ti va, questo libro è un invito: leggere, riconoscere magari una storia che hai già sentito da bambino, oppure scoprire che la tua valle ne custodiva una che non conoscevi.
Mini-FAQ
Le leggende fanno bene anche agli adulti?
Sì, perché lavorano su immaginazione, attenzione e “muscoli sociali” come l’empatia; inoltre, quando sono condivise, rafforzano il senso di comunità. Science+2royalsocietypublishing.org+2
È tutto “dimostrato” al 100%?
No: alcuni effetti (come quelli su empatia/ToM) dipendono dal tipo di testo, dal coinvolgimento e dal metodo di studio; la letteratura scientifica discute anche repliche e condizioni. emanuelecastano.org
Perché il folklore è diverso da un romanzo qualsiasi?
Perché collega una storia a un luogo e a una memoria collettiva: non è solo trama, è identità culturale che si rinnova ogni volta che viene raccontata. SAGE Journals+2Tandfonline
Se stai cercando un regalo diverso dal solito, Eco di leggende è pensato per chi ama montagna, radici e storie tramandate. Link per l’acquisto: https://www.amazon.it/dp/B0FGTTZFHK
Commenti
Posta un commento