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Ecco una delle leggende raccontate nel libro:
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el piccolo borgo di Baiso, incastonato tra le verdi colline dell'Appennino Reggiano, ancora oggi sopravvivono superstizioni e racconti che sembrano sfidare il tempo. Nonostante la modernità e le nuove tecnologie, tra cui smartphone, queste storie continuano ad affascinare e inquietare. Tra queste leggende, una delle più conosciute è quella del "Gatto Mammone", una creatura misteriosa e spaventosa che, secondo i racconti locali, si aggira lungo la strada che conduce al paese.
Lungo questa via sorge un imponente castagno, le cui fronde sembrano abbracciare chiunque passi di lì. Attaccato al tronco del castagno c’è un quadro della Vergine Maria, posizionato dagli abitanti di Tresinara nella speranza che la sacralità dell’immagine potesse allontanare l’entità maligna conosciuta come il Gatto Mammone. Questo gatto leggendario non è un comune felino: si racconta che sia enorme, con occhi capaci di illuminare l’intera strada, creando un’atmosfera inquietante e allo stesso tempo affascinante. La luce dei suoi occhi era così intensa da rendere il percorso straordinariamente chiaro nelle notti senza luna, ma molti temevano quella luce, considerandola un presagio di sventura.
Il Gatto Mammone non è un semplice gatto, ma una creatura delle tenebre, un essere che appare solamente di notte, avvolto da un alone di mistero e paura. I racconti degli anziani del paese lo descrivono come un animale dalle dimensioni straordinarie, con un pelo scuro come la notte e occhi fiammeggianti come carboni ardenti. Le sue apparizioni sono improvvise, fugaci, come un lampo che squarcia il buio per poi sparire nel nulla, lasciando dietro di sé un’aura di terrore.
Ci sono molte storie legate al Gatto Mammone, la maggior parte degli abitanti dice di non averlo mai visto, ma tutti conoscono qualcuno che afferma di averlo incontrato. Alcuni raccontano di aver percepito un respiro profondo e sinistro provenire dalle ombre, come se la creatura li stesse osservando da lontano. Altri giurano di aver visto i suoi occhi ardenti fissarli senza mai sbattere le palpebre, trasmettendo una sensazione di gelo e paura.
Secondo alcune interpretazioni, il Gatto Mammone potrebbe essere lo spirito inquieto di un gatto che, secoli fa, apparteneva a una strega che viveva nei boschi attorno a Baiso. Quando la strega morì, il gatto non riuscì mai a trovare pace, e il suo spirito rimase intrappolato tra il mondo dei vivi e quello dei morti. La sua apparizione sarebbe un monito, un avvertimento per chiunque si avventuri lungo quella strada di notte. Si dice che incontrare il Gatto Mammone porti sfortuna, e che chiunque lo veda rimanga perseguitato da eventi nefasti per settimane.
Il quadro della Vergine Maria è stato appeso al tronco del castagno per proteggere i viandanti dal Gatto Mammone. Gli anziani raccontano che, una volta messo il quadro, le apparizioni del Gatto Mammone si fecero meno frequenti, quasi come se la presenza della Vergine avesse calmato l’anima tormentata della creatura. Tuttavia, non tutti credono che il potere del quadro sia sufficiente a tenere lontano il Gatto Mammone per sempre. Alcuni abitanti giurano di aver visto ancora la figura del gatto aggirarsi nei pressi del castagno, con i suoi occhi ardenti che brillano attraverso le ombre, sfidando la sacralità del quadro.
Secondo queste testimonianze, il Gatto Mammone non è solo un essere malvagio, ma anche una creatura solitaria, intrappolata tra due mondi, in cerca di qualcosa che nemmeno lui sa cosa sia. Forse cerca pace, forse cerca vendetta. Ma ciò che è certo è che la sua presenza continua a incombere su quella strada, come un’ombra che non può essere dissipata.
Nonostante la modernità e il progresso tecnologico, la leggenda del Gatto Mammone continua a vivere nei cuori e nelle menti degli abitanti di Baiso. Le storie raccontate dai nonni ai nipoti, durante le fredde serate d’inverno passate accanto al fuoco, fanno sì che il Gatto Mammone non venga mai dimenticato. Questa creatura rappresenta il lato oscuro e misterioso della natura, qualcosa che sfugge alla nostra comprensione e che ci fa sentire piccoli di fronte all’ignoto.
Anche oggi, chi percorre la strada per Baiso nelle ore più buie non può fare a meno di pensare al Gatto Mammone. Ogni rumore, ogni fruscio tra le foglie degli alberi, ogni ombra sembra ricordare la sua presenza. I bambini crescono ascoltando queste storie, e anche se molti di loro non credono davvero che il Gatto Mammone esista, evitano comunque di passare da soli accanto al castagno quando cala la notte.
La leggenda del Gatto Mammone è un esempio di come le storie popolari possano sopravvivere al passare dei secoli, adattandosi ai cambiamenti ma mantenendo intatta la loro essenza. È una storia che ci ricorda che, nonostante tutto ciò che abbiamo imparato e scoperto, ci sono ancora aspetti del mondo che non possiamo comprendere completamente. Misteri che sfidano la nostra razionalità e che ci riportano a un tempo in cui la magia e il soprannaturale erano parte integrante della vita quotidiana.
Finché gli abitanti di Baiso ricorderanno questa storia, il Gatto Mammone non svanirà mai. Con i suoi occhi ardenti, veglierà sulle colline come un guardiano eterno, un monito per chi osa sfidare i misteri del passato. E nelle notti più fredde, quando il silenzio avvolge il borgo e il castagno trema sotto il peso del vento, la sua ombra continuerà a muoversi tra i vicoli, ricordando a tutti che alcune leggende non devono mai essere dimenticate
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La leggenda del gatto mammone l'ho letta sul sio ufficiale del appennino reggiano.
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