Non sono solo racconti: le leggende che costruiscono le radici dell’Appennino Reggiano

 


C’è un momento preciso in cui una leggenda smette di essere solo un racconto e diventa qualcosa di più profondo. Succede quando la ascolti da bambino, magari davanti a un camino o durante una passeggiata, e capisci che quella storia parla anche di te, dei luoghi che attraversi ogni giorno, dei nomi delle montagne e dei boschi che senti familiari senza sapere perché.

Nell’Appennino Reggiano le leggende non sono evasione. Sono memoria viva. Raccontano di paure antiche, di speranze, di confini invisibili tra il mondo naturale e quello umano. Parlano di creature misteriose, di santi, di spiriti, ma soprattutto parlano delle persone che hanno abitato queste terre prima di noi. Ogni storia nasce per spiegare un rumore nel bosco, una luce lontana, una roccia dalla forma strana. E in questo tentativo di dare un senso al paesaggio, nasce il legame.

Le leggende alimentano le tradizioni perché danno continuità. Tengono insieme generazioni diverse, che magari non parlano più lo stesso dialetto o non vivono più nello stesso modo, ma condividono ancora gli stessi racconti. Quando una storia viene tramandata, non passa solo un contenuto: passa un modo di guardare il territorio. La montagna non è solo una montagna, il lago non è solo acqua, il sentiero non è solo un passaggio. Tutto diventa luogo carico di significato.

Il senso di appartenenza nasce proprio qui. Nel sapere che un posto non è anonimo, che ha una voce, un passato, un carattere. Le leggende trasformano l’Appennino Reggiano da spazio geografico a casa. Anche per chi se n’è andato, anche per chi torna solo ogni tanto. Basta sentire nominare una storia, un personaggio, una credenza, e subito riaffiora qualcosa che somiglia a un richiamo.

In un’epoca in cui tutto sembra uguale e replicabile, le leggende fanno l’opposto: rendono un luogo unico. Ci ricordano che queste montagne non sono intercambiabili con altre, perché qui sono successe cose, reali o immaginate, che hanno lasciato un segno. E quel segno continua a vivere finché qualcuno lo racconta.

Custodire le leggende dell’Appennino Reggiano non significa restare fermi nel passato. Significa dare radici al presente. Perché solo chi sa da dove viene può davvero capire dove sta andando.

Commenti

Lo sapevi che?

Invia informazioni

Nome

Email *

Messaggio *