La montagna si ripopola, ma chi resta? La vera sfida dei paesi dell’Appennino Reggiano

 

Illustrazione autunnale di un borgo appenninico con abitanti, scuola e autobus, dedicata al tema dello spopolamento della montagna.

Una casa riaperta non basta a far rinascere un paese. Per capire il futuro dell’Appennino Reggiano bisogna chiedersi se chi sceglie la montagna può abitarla tutto l’anno: lavorare, raggiungere i servizi, crescere i figli e sentirsi parte di una comunità.

I nuovi abitanti della montagna: che cosa dicono i dati

Il dibattito sullo spopolamento della montagna parte spesso da un’immagine familiare: case chiuse, scuole lontane, giovani che se ne vanno. È una parte della storia, ma i dati più recenti invitano a guardare anche ciò che si muove nella direzione opposta.

Secondo l’analisi UNCEM e CAIRE presentata a Reggio Emilia nel settembre 2025, tra il 2019 e il 2023 i comuni montani italiani hanno registrato un saldo migratorio positivo di 99.574 persone: i nuovi residenti sono stati più numerosi di quelli che hanno trasferito altrove la residenza. Nel 2024 il saldo migratorio positivo è stato di quasi 35.000 persone.

Questi numeri non significano che lo spopolamento sia finito. Il saldo migratorio misura la differenza tra chi arriva e chi parte; non coincide con la variazione complessiva della popolazione, sulla quale incidono anche nascite e decessi. Inoltre, l’analisi riguarda la montagna italiana nel suo insieme, non fornisce in quelle cifre un bilancio specifico dei singoli paesi dell’Appennino Reggiano. La stessa UNCEM segnala forti differenze tra i territori.

La domanda interessante, allora, cambia: che cosa permette a un nuovo abitante di restare?

Il paese che vediamo in gita e quello del martedì mattina

Un borgo può essere bellissimo durante una passeggiata d’autunno. I castagneti, le case in pietra e una piazza silenziosa bastano a far immaginare una vita diversa. Lo raccontiamo anche nel nostro articolo sui borghi dell’Appennino Reggiano da scoprire lentamente.

Abitare lì, però, significa conoscere anche il martedì mattina di novembre. Quanto tempo serve per raggiungere un medico? Come torna a casa uno studente dopo le attività pomeridiane? Una famiglia trova una casa utilizzabile tutto l’anno? Un’attività può lavorare con una connessione affidabile e ricevere clienti anche fuori stagione?

Sono domande quotidiane, meno fotografate dei panorami. Eppure sono decisive. ISTAT definisce le aree interne considerando proprio la distanza dai servizi essenziali: non basta sapere quanti chilometri separano un paese dalla città, bisogna capire quanto siano accessibili i servizi di cui le persone hanno bisogno.

La proposta: misurare la possibilità di restare

Per parlare seriamente di ripopolamento dell’Appennino Reggiano, propongo di affiancare al numero dei residenti una domanda semplice: quanto è praticabile la vita in un paese per dodici mesi all’anno?

Si potrebbe partire da una mappa pubblica dei bisogni, costruita ascoltando residenti, famiglie, imprese e persone che vorrebbero trasferirsi. Per ogni zona sarebbe utile conoscere i tempi reali per raggiungere scuola e sanità, le possibilità di trasporto, le abitazioni effettivamente disponibili, la qualità della connessione e i locali utilizzabili per lavorare o aprire un’attività.

Da questa mappa potrebbero nascere interventi mirati. Dove manca una casa pronta da abitare, serve capire perché gli immobili vuoti non tornano sul mercato. Dove gli orari dei trasporti impediscono di studiare o lavorare, occorre partire dagli spostamenti reali delle persone. Dove un servizio non può essere mantenuto in ogni frazione, più comuni possono organizzarlo insieme e garantirne un accesso ragionevole.

Queste sono proposte, non progetti già approvati per il territorio. Il loro valore sta nel metodo: chiedere agli abitanti che cosa rende difficile restare e verificare nel tempo se le risposte funzionano.

Cultura e sentieri contano, se incontrano la vita dei residenti

L’Appennino Reggiano possiede luoghi e tradizioni capaci di attirare visitatori. Il percorso da Poiano a Sologno, tra Gessi Triassici e castagneti, per esempio, invita a scoprire un paesaggio che custodisce anche la storia di chi lo ha abitato. Nei metati dell’Appennino Reggiano è ancora leggibile il legame tra lavoro, castagne e vita collettiva.

Valorizzare questi luoghi può creare occasioni per guide, produttori, strutture ricettive e attività culturali. Ma il risultato più importante sarebbe collegare quelle opportunità alla vita dei residenti, durante tutto l’anno. Un sentiero curato, un edificio recuperato o una festa riuscita diventano ancora più preziosi quando aiutano anche chi abita vicino a trovare lavoro, incontrarsi e prendersi cura del territorio.

La domanda da fare ai nostri paesi

Forse il futuro della montagna non si capisce contando soltanto le case riaperte o i visitatori di una domenica. Bisogna ascoltare chi vive nei paesi oggi, chi è partito e vorrebbe tornare, e chi ha provato a trasferirsi ma ha incontrato ostacoli concreti.

Qual è la cosa che oggi rende più difficile restare nel tuo paese dell’Appennino Reggiano? Una casa, il lavoro, i trasporti, la scuola, l’assistenza sanitaria o la mancanza di occasioni per stare insieme? Raccontarlo nei commenti può essere un primo modo per rendere visibili bisogni che, guardando soltanto il panorama, non si vedono.

Domande frequenti

La montagna italiana si sta ripopolando?

I dati UNCEM e CAIRE mostrano un saldo migratorio positivo nei comuni montani italiani nel periodo 2019–2023 e nel 2024. Questo dato, però, non significa che ogni paese guadagni abitanti né descrive da solo l’andamento totale della popolazione.

Qual è la differenza tra saldo migratorio e popolazione residente?

Il saldo migratorio confronta le persone che arrivano con quelle che partono. Per capire se la popolazione residente cresce o diminuisce occorre considerare anche le nascite e i decessi.

Che cosa potrebbe aiutare i paesi dell’Appennino Reggiano?

La risposta cambia da luogo a luogo. Una verifica dei bisogni locali potrebbe aiutare a scegliere interventi su abitazioni, mobilità, accesso ai servizi, connessioni e opportunità di lavoro, controllando poi se migliorano davvero la vita quotidiana.

Fonti: UNCEM e CAIRE, La montagna dello spopolamento e quella del neopopolamento; ISTAT, La demografia delle aree interne: dinamiche recenti e prospettive future.



Commenti

🏔️ Trekking nell'Appennino Reggiano

Un viaggio a tappe tra Pietra di Bismantova, Parco del Ventasso e i crinali tosco-emiliani

🏔️ Memory dell'Appennino Reggiano

Trova tutte le coppie il più in fretta possibile!

⏱️ 00:00
🔄 Mosse: 0
✅ Coppie: 0/8
🏆

Hai vinto!

Tempo: 00:00 — Mosse: 0

Lo sapevi che?

Invia informazioni

Nome

Email *

Messaggio *