Il tartufo dell'Appennino Reggiano: dove trovarlo e dove gustarlo

 


Quando si parla di tartufo si pensa quasi sempre alle Langhe o a San Miniato, ma l'Appennino Reggiano ha una sua tradizione solida, meno raccontata ma reale: boschi, colline argillose e la vicinanza di fiumi come il Secchia e l'Enza creano un habitat adatto a diverse varietà di tartufo, cercate ancora oggi da tartufai professionisti e appassionati.

Il tartufo in Emilia-Romagna: una stagione (quasi) tutto l'anno

In Emilia-Romagna, a differenza di molte altre zone d'Italia, si può cercare il tartufo praticamente tutto l'anno, grazie alla presenza di ben nove varietà diverse: dal pregiato bianco al nero pregiato, dal nero invernale al nero moscato, fino all'estivo (lo scorzone), all'uncinato, al bianchetto (o marzuolo), al nero liscio e al nero ordinario. Ogni varietà ha la sua stagione, e questo rende il tartufo un prodotto presente sulle tavole dell'Appennino in momenti diversi dell'anno, non solo in autunno.

Non è un dettaglio da poco: nel 2021 l'UNESCO ha dichiarato la "cerca" e la "cavatura" del tartufo in Italia Patrimonio culturale immateriale dell'umanità, riconoscendo il rapporto tra il tartufaio e il proprio cane come parte di un sapere tramandato.

Dove si trova il tartufo nell'Appennino Reggiano

Le zone più vocate seguono i boschi misti di querce, tigli e noccioli lungo le vallate del Secchia e dell'Enza, nei terreni collinari e submontani tra i comuni dell'Unione Montana. È un'attività che richiede conoscenza del territorio ed esperienza: la raccolta libera è regolata dalla legge regionale sul tartufo, che prevede un tesserino di idoneità per chi vuole cercarlo in autonomia. Per chi visita il territorio senza essere un tartufaio esperto, il modo più semplice per "trovare" il tartufo resta affidarsi a chi lo cerca di mestiere: aziende agricole locali e associazioni organizzano talvolta uscite guidate con cane da tartufo, un'esperienza che unisce trekking leggero e degustazione.

L'Associazione Tartufai Reggiani

Il punto di riferimento per chi vuole informazioni serie sul tartufo in provincia di Reggio Emilia è l'Associazione Tartufai Reggiani, che fa parte del circuito regionale delle associazioni riconosciute dalla Regione Emilia-Romagna nella Consulta per la tutela e la valorizzazione del tartufo. È tramite realtà come questa che passano la tutela delle tartufaie naturali, la formazione dei nuovi cercatori e spesso le informazioni su eventi e degustazioni locali.

Dove gustare il tartufo in Appennino Reggiano

A differenza di altre zone dell'Emilia-Romagna — pensiamo a Sasso Marconi, sull'Appennino bolognese, con la sua storica Tartufesta — l'Appennino Reggiano non ha (ancora) una grande mostra-mercato dedicata al tartufo con lo stesso richiamo mediatico. Questo però non significa che manchi sulla tavola: molte trattorie e agriturismi del territorio.

Un consiglio pratico

Se sei di passaggio e vuoi essere sicuro di trovare tartufo fresco locale, il modo più affidabile è chiedere direttamente in trattoria se lo propongono "di giornata": i ristoratori di montagna spesso hanno un rapporto diretto con uno o più tartufai della zona e sanno dire con certezza se il prodotto in tavola arriva davvero dai boschi dell'Appennino Reggiano o da altre zone.

Domande frequenti

In che periodo si trova il tartufo nell'Appennino Reggiano? Grazie alle diverse varietà presenti in Emilia-Romagna, il tartufo si può trovare quasi tutto l'anno, anche se l'autunno resta il periodo con la maggiore varietà disponibile e il legame più forte con le altre eccellenze di stagione, come funghi e castagne.

Serve un permesso per cercare il tartufo in Appennino Reggiano? Sì, la raccolta è regolata dalla normativa regionale sul tartufo e richiede un tesserino di idoneità per i cercatori. Per chi non è tartufaio, la soluzione più semplice è partecipare a un'uscita guidata organizzata da professionisti del settore.

Dove posso mangiare tartufo vicino alla Pietra di Bismantova? Diverse trattorie della zona di Castelnovo ne' Monti e dintorni lo propongono nei periodi di raccolta: conviene chiedere direttamente al ristorante se il tartufo è "del giorno" e di provenienza locale.

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